L’ipocrisia del referendum che vuole abrogare il reato di clandestinità

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di GIOVANNI BIRINDELLI In una società anche imperfettamente libera non esisterebbe un solo argomento (né giuridico, né economico) a sostegno di ostacoli burocratici all’immigrazione. In altre parole, laddove lo Stato fosse coerentemente a difesa della legge intesa come principio generale e astratto, e quindi a difesa del libero mercato e della proprietà privata (il che implica assenza di redistribuzione delle risorse, di ‘stato sociale’ ecc.), eventuali ostacoli burocratici all’immigrazione sarebbero un crimine e, economicamente, non avrebbero più senso di altre misure protezionistiche. Tuttavia, dove lo Stato è esso stesso un’organizzazione criminale, cioè dove esso dà a se stesso (o a coloro a cui concede determinati privilegi) il potere di compiere legalmente azioni che se compisse un individuo qualunque sarebbero considerate crimini, gli argomenti contro l’immigrazione cominciano a emergere[1]. Per esempio, dove lo Stato è lo strumento attraverso il quale un gruppo di persone (chiamiamolo A) può legalmente saccheggiare un altro gruppo (B), allora un aumento dell’immigrazione che ingrossi il gruppo A potrebbe comportare un maggiore…

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