“LAVORARE GRATIS, LAVORARE TUTTI”. ALLIEVI PEGGIORI DEI MAESTRI

demasi-domenicodi MATTEO CORSINI

Domenico De Masi, docente di Sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma, sta per pubblicare un libro dal titolo provocatorio: “Lavorare gratis, lavorare tutti”. A suo dire “il sistema attuale non è sostenibile. La nuova ondata della robotica distruggerà il triplo del lavoro che hanno distrutto le precedenti ondate di innovazione”.

De Masi non è il solo a sostenere che l’uomo verrà sempre più sostituito da robot, con effetti drammatici sulla disoccupazione. Non intendo entrare nel merito di questa posizione (Malthus docet), bensì soffermarmi su quella che De Masi ritiene essere la soluzione per salvaguardare l’occupazione. “Non bisogna aumentare la produttività riducendo il personale. Il problema di oggi e di domani non è la produzione (ce n’è già troppa), il problema è la mancanza di consumi. Meno lavoratori significa meno consumatori. Invece il numero dei lavoratori (e dei consumatori) deve aumentare. Bisogna ridurre a 35 o 36 ore l’orario di lavoro.”

Ovviamente si potrebbe osservare che in Francia non ha funzionato, ma De Masi replica: “Ha funzionato benissimo, infatti la Francia ha 4 punti meno di disoccupazione rispetto a noi. Anzi ha funzionato così bene che quando si è prospettato il ritorno a 40 ore sono stati proprio i datori di lavoro a opporsi”. Ora, a onor del vero ci sono diversi paesi al mondo con un tasso di disoccupazione inferiore a quello italiano, ma non in virtù delle 35 ore. Né mi risulta che i datori di lavoro francesi siano contrari a un innalzamento dell’orario settimanale. D’altra parte, seguendo la logica di De Masi, perché non lavorare 5 ore alla settimana invece di 35?

De Masi è anche contrario alla riduzione delle tasse (e ovviamente a quella della spesa pubblica). “In tempo di crisi non devono diminuire, semmai devono aumentare per finanziare investimenti pubblici. Le tasse sono l’unico sistema per trasferire reddito dai ricchi ai poveri, che appena hanno un euro in tasca in più lo consumano. La lezione di Keynes è validissima. Purtroppo l’abbiamo buttata a mare”.

Posto che la lezione di Keynes non è affatto validissima, altrimenti il mondo oggi avrebbe molto più Pil e molto meno debito, non mi pare che Keynes auspicasse un aumento delle tasse in tempo di crisi per finanziare gli investimenti pubblici; preferiva la via del deficit, eventualmente monetizzato. Keynes è stato un cattivo maestro, ma di fronte a certi allievi sembra un gigante.

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