LA LEGA AFFRONTA IL RISCHIO: IN AUTUNNO RIVOLTA E SCIOPERO FISCALI

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di REDAZIONESALVINI NORD

Rivoluzione fiscale, aliquota unica al 20% per tutti o il 14 novembre sarà sciopero fiscale: La Lega suona da Padova la riscossa con poche punti, sotto l’ala benedicente di Sant’Antonio, al quale il vecchio leader Umberto Bossi in camicia verde si reca insieme a pochi fedelissimi in pellegrinaggio. Su questa rivolta fiscale il partito si gioca la faccia, visto l’esito in passatodi iniziative analoghe. Staremo a vedere.

Matteo Salvini si presenta senza la felpa d’ordinanza ma in camicia e cravatta, che allenta di lì a poco, e incassa subito la riconferma del mandato di segretario federale fino al 15 dicembre 2016. Il Carroccio lancia una sorta di opa sul centrodestra («non esiste più») e schiera poi in campo il proprio candidato alle regionali venete del 2015. È l’attuale governatore Luca Zaia, incoronato da Salvini, che lo definisce il presidente «più amato d’Italia». Pronta la ricetta per sconfiggere il Pd e la sua candidata al momento più accreditata, Alessandra Moretti. «Per vincere in Veneto – spiega il segretario – dobbiamo fare quello che abbiamo fatto per quattro anni: parlare poco, lavorare tanto, tenere aperti gli ospedali di notte, abbassare le tasse, difendere la nostra agricoltura, rilanciare il nostro turismo. E essere compatti».

L’invito a rinserrare le fila, dopo la vittoria del Carroccio proprio a Padova con Massimo Bitonci, non cade nel vuoto se anche il sindaco di Verona Flavio Tosi si schiera senza tentennamenti per la ricandidatura di Zaia. Dalla platea qualche fischio accompagna le prime battute dell’intervento, ma quando Tosi annuncia il proprio disco verde a Zaia si scatena l’applauso. «Per le prossime elezioni regionali l’ho sempre detto che abbiamo un governatore uscente in Veneto che è un candidato naturale per la presidenza – scandisce – chi può essere se non Zaia il candidato?». Il diretto interessato parla di un movimento che è riuscito a non farsi minimamente intaccare dagli scandali giudiziari del Mose. «Il 4 giugno hanno arrestato 35 persone – ricorda – e nonostante tutto il casino che c’è stato non c’è stata nemmeno la parvenza di un leghista in tutto questo, e il Pd di Renzi l’unica cosa che ha saputo dire è stato Zaia si deve dimettere. Sono persone senza vergogna». E torna a parlare di indipendenza. «L’84% dei veneti si dichiara favorevole all’indipendenza o all’autonomia».

A parlare di soldi, stavolta sul tema dell’immigrazione, è il governatore della Lombardia Roberto Maroni. «Non spenderò mai i soldi dei lombardi – giura – per accogliere e mantenere i clandestini». Convitato di pietra del congresso è il premier Matteo Renzi, su cui piovono le critiche. A partire dalla sua dimestichezza con la lingua d’Albione. «Non è che parlare male l’inglese sia una colpa – chiosa Zaia – ma non avere la vergogna di andarlo a parlare così rappresentando l’Italia in questo modo penso che sia il massimo».

Per Salvini, che annuncia per ottobre il lancio di una rivoluzione fiscale con un’aliquota al 20% per tutti, Renzi «è pericoloso, antidemocratico fino al midollo», un politico che nel nome della velocità e del risparmio «sta facendo di tutto», una marionetta sorridente «che fa i selfie, manovrata da Berlino». «Oggi proponiamo un’alternativa al renzismo, che è una deriva pericolosa, statalista» ripete. E proprio al premier il Carroccio lancia la sfida, annunciando uno sciopero fiscale per il 14 novembre. «Noi stiamo parlando di una rivoluzione fiscale, altro che 9 dicembre, lo stato italiano lo facciamo saltare per aria – scandisce il segretario -. Abbiamo il tempo per preparare qualcosa di cui tutto il mondo parli. Pensate cosa accadrebbe se un venerdì di novembre, da nord a sud, tutte le persone che producono e lavorano e sono strangolate da Equitalia, da uno stato ladro, dagli studi di settore, dicessero basta: io oggi non pago, vi affamo, non apro il negozio e se apro non rilascio lo scontrino, faccio una corsa gratis del taxi, faccio straordinari gratis».

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