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Rajoy: “la spagna rimarrà unita. si a riforma federalista”

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rajoysoldineridi REDAZIONE

Il premier spagnolo Mariano Rajoy si è detto pronto a “dialogare” sulla questione catalana, ma non a mettere in discussione la sovranità nazionale o a trattare sul diritto all’autodeterminazione, non previsto costituzionalmente.

Rajoy ha risposto in Parlamento alle richieste avanzate dal Partito Socialista di una riforma costituzionale in senso federalista, invitando il Psoe a “lasciar perdere gli slogan”; il premier ha poi confermato la visita in Catalogna fissata per il 29 novembre prossimo, senza tuttavia precisare l’agenda.

Non è infatti chiaro se Rajoy incontrerà o meno il presidente regionale catalano, Artur Mas: al momento è infatti prevista unicamente la partecipazione ad un comizio del suo partito, il conservatore Partido Popular.

Nei giorni scorsi Rajoy aveva minimizzato l’esito del “processo di partecipazione popolare” sull’indipendenza catalana del 9 novembre scorso, insistendo sul fatto che due catalani su tre non sono andati alle urne.

D’altra parte – non considerando un astensionismo tradizionalmente piuttosto elevato – il fatto che 2,3 milioni di persone siano andate a votare malgrado la consultazione fosse solo simbolica, in parte illegale e in condizioni logistiche non facili non è un dato trascurabile, così come il fatto che l’80% degli elettori si sia espressa a favore di uno Stato catalano indipendente.

La tattica attendista di Rajoy non ha fatto altro che aumentare l’insoddisfazione dei catalani e rafforzare il fronte indipendentista, prima nettamente minoritario rispetto ai nazionalisti: di fatto l’opzione di uno Stato catalano proprio (anche se non necessariamente indipendente dalla Spagna) appare oggi maggioritaria.

A un anno dalle elezioni politiche e con i conservatori in forte calo nei sondaggi tuttavia difficilmente Rajoy potrà permettersi di mostrarsi debole o troppo conciliante agli occhi del suo partito e dei suoi elettori, eredi della destra franchista e ideologicamente fautori del centralismo. Questo renderà difficile lo sbocco più sensato della crisi, ovvero un negoziato che porti ad aumentare – soprattutto dal punto di vista fiscale – l’autonomia catalana pur senza arrivare all’indipendenza.

Mas da parte sua cercherà di trasformare la questione da spagnola ad europea, ma può anche minacciare il ricorso anticipato alle urne per un voto plebiscitario, elezioni regionali dalle quali verosimilmente uscirebbe una maggioranza non solo nazionalista ma indipendentista: il che complicherebbe ancora di più la situazione per Madrid, esacerbando il muro contro muro e chiudendo la porta ad una soluzione di compromesso come ad esempio la riforma costituzionale proposta dal Psoe. (Askanews)

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