TANKO 2, A ROVIGO SETTE INDIPENDENTISTI CONDANNATI

di REDAZIONE

Da Brescia (dove fuori dal tribunale arringavano centinaia di indipendentisti) a Rovigo (dove invece hanno ascoltato la sentenza di primo grado in beata solitudine) per essere condannati. Questa è la sorte toccata ad alcuni veneti, conosciuti come quelli del “Tanko 2”, costruito in un capannone di Casale Di Scodosia, nell’aprile del 2014.

La cronaca: condanne per 26 anni e 10 mesi, e 102mila euro di multa, a parte del gruppo di indipendentisti veneti e lombardi accusati di aver costruito il famigerato “tanko”. Il presidente del collegio dei giudici, Angelo Risi, ha letto ieri pomeriggio la sentenza davanti ai 15 imputati, sette dei quali condannati e otto assolti.

Scrive Polesine24.it: «Flavio Conti, Tiziano Lanza e Luigi Massimo Faccia (4 anni e 6 mesi e 20mila euro di multa ciascuno), Marco Ferro, unico Polesano (3 anni e 6 mesi e 12mila euro di multa) sono stati condannati per la fabbricazione e detenzione dell’allestimento artigianale del “tanko”, ovvero il cannoncino. Alexandru Budu (3 anni e 8mila euro di multa), Stefano Ferrari (2 anni e 8 mesi e 7mila euro di multa) e Michele Cattaneo (4 anni e 15mila euro di multa) per la sola fabbricazione e riqualificazione del cannoncino.

Assolti gli altri otto da tutti i reati per i quali erano imputati per non aver commesso il fatto. Inoltre assolti Cattaneo, Ferrari e Budu dal reato di detenzione dei cannoni, giudicati armi comuni e non da guerra per non aver commesso il fatto. E tutti per la costruzione e detenzione del “tanko” perché il fatto non sussiste. Inoltre Contin, Lanza, Faccia, Ferro, Cattaneo e Budu sono stati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni».

Fin qui i fatti. Come commentare? Giusto un paio di considerazioni: Primo, che la magistratura in qualche modo cercasse qualche capro espiatorio da condannare, qualcuno lo aveva intuito durante le varie tappe di questo processo, non senza colpi di scena. Secondo, dispiace che nessun indipendentista fosse presente fuori dal tribunale.

I condannati (tra gli avvocati presenti Morosin e Fogliata) ricorrerranno comunque in appello.

LA CRONACA DI TIZIANO LANZA

Oggi gli storici avvocati dei Serenissimi 1997 Alessio Morosin e Renzo Fogliata hanno condotto una difesa davvero superlativa. L’avv. Morosin è stato addirittura strepitoso.
In un “Paese normale”, dove la Magistratura non fa calcoli politici e di convenienza, tutti noi imputati saremmo stati assolti con neppure 10 minuti di camera di consiglio.
Gli elementi portati dagli avvocati della difesa erano talmente eclatanti ed evidenti (grazie a periti di fama internazionale), che le ragioni dell’accusa erano risultate, nel concreto, insostenibili se non ridicole.
Ma…
Non siamo in un paese normale: siamo in Cialtronia.
E così, nonostante le macroscopiche evidenze, sono comunque scaturite alcune condanne: sia pure compensate da diverse assoluzioni.
In verità, i nostri avvocati sapevano già di avere a che fare con un giudice “colpevolista” e politicamente “coinvolto”: per questo si aspettavano le condanne.
Noi oggi SAPEVAMO che la sentenza era già pronta da molto tempo, a prescindere dalle arringhe degli avvocati: esattamente come il recente scandalo scoppiato presso la Corte d’Appello di Venezia.
E così, “Senza nessuna remora -mi ha detto l’avv. Alessio Morosin- abbiamo sparato a raffica le nostre cartucce” e, di fatto, mettendo i giudici con le spalle al muro.
Ma l’Italia non è un paese normale… non è nemmeno un “paese”.
E così succedeva che un giudice colpevolista, vicinissimo alla pensione, emetteva alcune condanne per salvare “capra” (la procura) e “cavoli” (le ragioni di Stato, leggi “unità d’Italia”).
Vinceremo in Appello e in Cassazione.
Un grazie ai nostri difensori: veri patrioti, ancorché eccellenti avvocati.
Viva San Marco.

LA CRONACA DI STEFANO FERRARI

Condanne per 26 anni e 10 mesi, e 102mila euro di multa, a parte del gruppo di secessionisti veneti e lombardi accusati di aver costruito il famigerato “tanko”. Il presidente del collegio dei giudici, Angelo Risi, ha letto ieri pomeriggio la sentenza davanti ai 15 imputati, sette dei quali condannati e otto assolti.
Flavio Conti, Tiziano Lanza e Luigi Massimo Faccia (4 anni e 6 mesi e 20mila euro di multa ciascuno), Marco Ferro, unico Polesano (3 anni e 6 mesi e 12mila euro di multa) sono stati condannati per la fabbricazione e detenzione dell’allestimento artigianale del “tanko”, ovvero il cannoncino. Alexandru Budu (3 anni e 8mila euro di multa), Stefano Ferrari (2 anni e 8 mesi e 7mila euro di multa) e Michele Cattaneo (4 anni e 15mila euro di multa) per la sola fabbricazione e riqualificazione del cannoncino.
Assolti gli altri otto da tutti i reati per i quali erano imputati per non aver commesso il fatto. Inoltre assolti Cattaneo, Ferrari e Budu dal reato di detenzione dei cannoni, giudicati armi comuni e non da guerra per non aver commesso il fatto. E tutti per la costruzione e detenzione del “tanko” perché il fatto non sussiste. Inoltre Contin, Lanza, Faccia, Ferro, Cattaneo e Budu sono stati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.
Era l’unico filone superstite di una maxi inchiesta che, in origine, riteneva di avere gettato luce su un gruppo di secessionisti veneti, con alcuni lombardi, disposti addirittura all’eversione e alla lotta armata, per vedere raggiunta l’indipendenza del Veneto e della Lombardia Orientale. Rimaneva solo il caso del “tanko”, ossia la ruspa blindata e dotata, secondo l’accusa, di un cannoncino artigianale, sequestrata dalla polizia giudiziaria in un capannone di Casale Di Scodosia, nell’aprile del 2014. In provincia di Padova, ma sotto la competenza del Tribunale di Rovigo. Da qui il radicamento del processo nel tribunale cittadino.
Il pubblico ministero, Sabrina Duò, aveva domandato la condanna di 13 dei 15 imputati, accusati a vario titolo di avere preso parte alla blindatura della ruspa e della sua dotazione con un cannoncino di fattura artigianale. Due, invece, le richieste di assoluzione. Tre richieste di condanna sono stata formulate a 5 anni, le restanti a 3 anni e 6 mesi.

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