LA CATALOGNA VUOLE ESSERE UNO STATO E METTE MADRID CON LE SPALLE AL MURO

di GIANLUCA MARCHI

mas vincitoreBen oltre i 2 milioni di elettori: 2 milioni e 305 mila è il dato finale. La consultazione popolare avvenuta ieri in Catalogna segna la vittoria delle forze indipendentiste. “Un successo completo” l’ha definito Artur Mas nella conferenza stampa tenuta in nottata. E adesso lo scenario politico apre la strada alla “soluzione finale”, cioè elezioni politiche anticipate in Catalogna che si trasformino in un plebiscito pro o contro l’indipendenza dalla Spagna. A quel punto il governo di Madrid e il suo tignoso e ottuso leader Mariano Rajoy non avranno alcuno strumento per bloccare il “processo democratico”, non potendo fermare libere elezioni. A meno che decidano di fare prima di allora quel che hanno rifiutato in questi mesi, cioè sedersi al tavolo dei negoziati con i rappresentanti delle istituzioni catalane e discutere del futuro delle due entità, la Catalogna e la Spagna. Tertium non datur: è infatti del tutto impensabile che Madrid invii i carroarmati a Barcellona per soffocare la volontà sovranista. Il “dialogo” è quanto auspicano il partito di Artur Mas, CiU, e persino i socialisti catalani, che ritengono come a Rajoy, dopo la grande mobilitazione di ieri, sia con le spalle al muro e non possa che accettare di discutere. Diversa, invece, la posizione degli indipendentisti repubblicani di ERC che vogliono subito elezioni anticipate plebiscitarie per poi proclamare l’indipendenza. E di elezioni immediate, fregandosene di Madrid, parla anche la presidente dell’ANC, l’Assemblea nazionale catalana, Carme Forcadell. Insomma, il fronte sovranista al momento è diviso i due poli: dialogo con Madrid e poi eventualmente elezioni da una parte ed elezioni subito dall’altra per poter poi proclamare unilateralmente l’indipendenza.

Quello dei 2 milioni di votanti, su circa 5 milioni e mezzo di aventi diritto, era considerato dagli osservatori della politica catalana come il limite oltre il quale si doveva parlare di vittoria dei partiti indipendentisti. Si ponevano tre scenari possibili: 1) sotto il milione e mezzo di catalani al voto sarebbe stata una sconfitta per Mas e gli indipendentisti, perché avrebbe significato che nel complesso del corpo elettorale i favorevoli all’indipendenza rimanevano minoritari; 2) sotto i 2 milioni di votanti avrebbe significato cristallizzare una situazione ambigua: i partiti sovranisti maggioranza nel Parlamento catalano, ma i cittadini indipendentisti fermi sotto la soglia della maggioranza assoluta; 3) sopra i 2 milioni di votanti vuol dire invece che, in vista di elezioni anticipate plebiscitarie che dovrebbero richiamare alle urne un’elevata percentuale di catalani (maggiore rispetto ai livelli delle elezioni “normali”), pari almeno al 70% degli aventi diritto, cioè all’incirca 3,8 milioni di elettori, oggi si può già immaginare che la maggioranza assoluta del corpo elettorale sia favorevole alla trasformazione della Catalogna in uno stato, che poi si tratti di uno stato indipendente o confederato col resto della Spagna è da vedere.

Commentando la storica giornata di ieri, il presidente catalano Artur Mas, che ieri sera ha parlato alla stampa in spagnolo, francese e inglese, ha detto che allo Stato spagnolo sono stati lanciati due messaggi: il popolo della Catalogna ha detto chiaramente che noi vogliamo governarci da soli e che vogliamo decidere del nostro futuro politico”. Mas ha detto che oggi si apre la strada verso le “elezioni finali”, anche se non ha fissato un orizzonte temporale e ha ribadito che la sua condizione per le elezioni anticipate è una lista unica di tutti i partiti sovranisti. “Quando siamo uniti – ha osservato – siamo più forti e questo è un messaggio importante per i prossimi giorni, settimane e mesi”.

Infine ha scandito commosso: “Sono orgoglioso di essere catalano e di rappresentare queste gente e a questo punto sono disposto a continuare a servire la Catalogna in modo che possa decidere sul proprio futuro”.

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