di LEONARDO FACCO Ci voleva davvero un grande sforzo di immaginazione per continuare a credere che la Lega Nord rappresentasse ancora quell’indipendentismo tenace, o perlomeno quell’autonomismo radicato, che la ha contraddistinta quando nacque all’inizio degli Anni Ottanta. Anche Gilberto Oneto ne prese atto un paio d’anni fa (VEDI QUA). E sempre in quell’epoca, circolava un sondaggio sulla Lega Nord, commissionato da “Ferrari & Nasi” che sentenziava in questo modo: “Gli elettori approvano che non si parli più di federalismo”. Figuratevi di indipendentismo. Nel complesso, dievano i sondaggisti, per il 57% dei suoi elettori il partito ha fatto bene ad abbandonare il federalismo. Solo il 21% era nostalgico della vecchia Lega Nord (oggi meno ancora), che si batteva per l‘indipendenza della Padania. Il 22% era indeciso, oggi si sarà convertito o avrà lasciato. Insomma, la svolta al messaggio della Lega Nord data da Salvini rimaneva inosservata solo ai “cucù”, e questa rivista è stata la prima ad accorgersene e sottolinearlo. Dalle parole d’ordine “nordiste”, sull’autonomia e, di quando in quando, sul secessionismo del…















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