Alla conquista dell’ultima frontiera: “New Space Capitalism” di Rainer Zitelmann

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di KATRINA GULLIVER

Nel suo nuovo libro, “New Space Capitalism: The Entrepreneurial Path to the Stars (Il nuovo capitalismo spaziale: il percorso imprenditoriale verso le stelle), Rainer Zitelmann sostiene che l’impresa privata sia la strada migliore per far progredire l’esplorazione spaziale, sottolineando come, sin dai tempi dello sbarco sulla Luna, i finanziamenti pubblici siano stati troppo discontinui (e insufficienti) per rendere possibili tali progressi.

All’inizio la conquista dello spazio è stata una sfida politica, affrontata con spirito, ma dalla fine della Guerra Fredda non è più stata una priorità.

L’impegno politico nei confronti dell’impresa spaziale ha subito tali oscillazioni che, come illustra Zitelmann, per alcuni anni gli astronauti americani hanno dovuto chiedere un passaggio ai russi per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (gli ingegneri della NASA del programma Mercury, durante la Guerra Fredda, ne sarebbero rimasti sconvolti). I disastri delle navette spaziali Challenger e Columbia hanno ridotto l’entusiasmo del pubblico per l’impresa, e si è reso più difficile suscitare entusiasmo (e ottenere finanziamenti) per ulteriori missioni.

Oggi, però, i miliardari sono sempre più coinvolti e la prospettiva del turismo spaziale ha portato ulteriori finanziamenti a questa impresa. E questo, a suo modo, non è affatto una novità. Se si ripensa agli albori dell’esplorazione spaziale, le basi fondamentali, come la costruzione di grandi telescopi, erano finanziate dai ricchi e non era affatto scontato che l’esplorazione spaziale sarebbe diventata un’impresa finanziata dai governi.

È facile per noi dimenticare filantropi come James Lick, che lasciò in eredità una somma di denaro per fondare l’osservatorio sul Monte Hamilton, in California. Il suo lascito ammontava a 700.000 dollari — nel 1874. Una somma che, secondo Zitelmann, «se rapportata al PIL degli Stati Uniti, equivarrebbe a circa 1,8 miliardi di dollari».

In un certo senso, il cerchio si è chiuso: privati e aziende stanno ampliando i confini dell’esplorazione spaziale, trasformandola in una serie di attività commerciali. Uno dei settori in maggiore crescita è proprio quello che permette a chi se lo può permettere di andare nello spazio di persona. E questo potrebbe rivelarsi un mercato enorme. Come afferma Zitelmann:

  • “Oggi negli Stati Uniti ci sono oltre 900 miliardari. Il loro patrimonio investibile supera di gran lunga qualsiasi cifra la NASA abbia mai potuto immaginare. Se le condizioni fiscali e normative fossero favorevoli, molti di loro seguirebbero l’esempio di Jared Isaacman, viaggiando nello spazio e investendo in questo settore”.

È interessante notare che l’autore si mostra un po’ più tiepido riguardo all’esplorazione e ai viaggi su Marte, almeno nella misura in cui Marte potrebbe diventare una popolare destinazione turistica. Nonostante l’entusiasmo di Elon Musk per Marte, il pianeta presenta sfide maggiori sia per le imprese turistiche che per chi intende sfruttare le potenziali risorse del pianeta. Nelle parole di Zitelmann:

  • “…Ritengo improbabile un turismo su larga scala su Marte, poiché non solo ci vogliono dai sei ai nove mesi per raggiungere il pianeta, ma c’è anche una sola finestra di lancio ogni ventisei mesi. Un turista dovrebbe dedicare diversi anni della propria vita a un viaggio del genere, e questo è qualcosa che, realisticamente, solo pochi pensionati benestanti sarebbero in grado di fare. È più probabile che i turisti si rechino sulla Luna, dove varrebbe la pena trascorrere tre settimane”.

Tre settimane sono sicuramente più plausibili e, con l’ampliamento delle opzioni disponibili, i viaggi sulla Luna potrebbero facilmente diventare il prossimo Everest in termini di popolarità tra i miliardari come destinazione da “trofeo”. Ed è proprio in questo tipo di utilizzo commerciale che Zitelmann intravede le vere opportunità di crescita. Questi sviluppi non vanno a vantaggio solo dei ricchi turisti spaziali. Il servizio Internet satellitare di Elon Musk, Starlink, ha già dimostrato il proprio valore ai consumatori di tutto il mondo, non da ultimo per la sua capacità di fornire il servizio anche in situazioni avverse:

  • “Starlink ha inoltre dimostrato la propria utilità nella gestione delle emergenze, garantendo comunicazioni affidabili alle squadre di soccorso durante eventi critici quali gli incendi boschivi australiani del 2019/20 e l’uragano Melissa che ha colpito la Giamaica e le Bahamas nell’ottobre 2025, in cui le reti terrestri si sono rivelate inadeguate”.

Gli sviluppi tecnologici derivanti dal turismo spaziale privato e dalla ricerca potrebbero ancora apportare nuovi benefici a tutti noi. Tuttavia, il diritto internazionale in materia di sfruttamento delle risorse spaziali potrebbe essere proprio ciò che ci frena. Zitelmann spiega in che modo il Trattato sullo spazio extra-atmosferico possa rappresentare un ostacolo:

  • “Molti elementi suggeriscono che Marte rimarrebbe in una situazione simile a quella dell’Antartide… Il Trattato Antartico, firmato nel 1959 ed entrato in vigore nel 1961, impone severe restrizioni all’estrazione di materie prime, nonché all’acquisizione e alla proprietà dei terreni nella regione circostante il Polo Sud. L’articolo IV del Trattato sull’Antartide sospende tutte le rivendicazioni territoriali esistenti e vieta nuove rivendicazioni o l’espansione dei diritti esistenti fintanto che il trattato rimane in vigore. Di conseguenza, non vengono riconosciute rivendicazioni di sovranità e nessuno Stato può rivendicare l’Antartide come proprio territorio né esercitarvi diritti sovrani”.

Resta da vedere cosa accadrà quando avremo a disposizione la tecnologia per andare oltre. Ma probabilmente saranno le imprese private a condurci in quella direzione.

QUI IL Link all’originaleTRADUZIONE DI PIETRO AGRIESTI

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